Sono nato,
e fu il primo di una lunga serie di errori.
Troppo fermo a pensare,
troppo ingenuo per una vita instabile,
assuefatto a realtà distanti,
innamorato dell'amore,
a tal punto da scrivere.
Scrivere cosa poi,
sono nato nell'epoca sbagliata,
dove neanche la biro è una scoperta,
dove bisogna comprare la propria arte
per avere speranza di comprenderne le reali capacità.
Allora m'hanno consigliato di scrivere,
e scrivevo per non pensare,
era tutto lì sul foglio, tutte le paure,
la rabbia, il dolore,
e quel malsano bisogno d'amore
che mai, mai ho saputo rendere esplicito.
Ed io ho scritto,
ho scritto su pagine, fogli
cartoline, libri e computer,
ho scritto ovunque, sui treni,
a cena, a lezione, al ristorante,
io ho scritto.
Scrivere m'ha spinto ancora più in là,
verso luoghi che non appartengono ad oggi,
perché oggi c'è bisogno di puttane,
cattiveria e raccomandazioni.
Io sono solo un pover'uomo,
non guardo troppo avanti, e spesso guardo indietro,
ma amo sognare.
Allora m'hanno detto di smetterla di sognare,
perché non si vive sperando,
ma costruendo la propria vita.
E io ho provato a costruirla,
ed ho sminuito la mia scrittura,
ma mi son ritrovato alle due e trentotto
su un blog, a scrivere
a proposito di una giornata di merda,
dove tutto ciò che credevo d'aver costruito,
era invece l'immagine di ciò che ho distrutto.
Allora non hanno detto più niente,
ognuno s'è tenuto la sua vita,
ognuno ha deciso di non rispondere.
Ed io ho scritto un'altra volta,
e domani ricomincerò
nonostante la realtà della vita
sia molto più triste della mia.
Sono nato
mentre nel mondo moriva la voglia
di provare sentimenti.
Non sono così egoista,
sono solo maledettamente troppo sensibile.
Vincenzo Bua
e fu il primo di una lunga serie di errori.
Troppo fermo a pensare,
troppo ingenuo per una vita instabile,
assuefatto a realtà distanti,
innamorato dell'amore,
a tal punto da scrivere.
Scrivere cosa poi,
sono nato nell'epoca sbagliata,
dove neanche la biro è una scoperta,
dove bisogna comprare la propria arte
per avere speranza di comprenderne le reali capacità.
Allora m'hanno consigliato di scrivere,
e scrivevo per non pensare,
era tutto lì sul foglio, tutte le paure,
la rabbia, il dolore,
e quel malsano bisogno d'amore
che mai, mai ho saputo rendere esplicito.
Ed io ho scritto,
ho scritto su pagine, fogli
cartoline, libri e computer,
ho scritto ovunque, sui treni,
a cena, a lezione, al ristorante,
io ho scritto.
Scrivere m'ha spinto ancora più in là,
verso luoghi che non appartengono ad oggi,
perché oggi c'è bisogno di puttane,
cattiveria e raccomandazioni.
Io sono solo un pover'uomo,
non guardo troppo avanti, e spesso guardo indietro,
ma amo sognare.
Allora m'hanno detto di smetterla di sognare,
perché non si vive sperando,
ma costruendo la propria vita.
E io ho provato a costruirla,
ed ho sminuito la mia scrittura,
ma mi son ritrovato alle due e trentotto
su un blog, a scrivere
a proposito di una giornata di merda,
dove tutto ciò che credevo d'aver costruito,
era invece l'immagine di ciò che ho distrutto.
Allora non hanno detto più niente,
ognuno s'è tenuto la sua vita,
ognuno ha deciso di non rispondere.
Ed io ho scritto un'altra volta,
e domani ricomincerò
nonostante la realtà della vita
sia molto più triste della mia.
Sono nato
mentre nel mondo moriva la voglia
di provare sentimenti.
Non sono così egoista,
sono solo maledettamente troppo sensibile.
Vincenzo Bua
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