All'alba dell'ora più scura non odo voci, né movimenti,
non chiudo gli occhi nonostante sia ciò che vorrei fare.
Sto ascoltando una canzone, una di quelle che in alcuni momenti hai in testa e nel cuore, e a costo di fartela venire a noia ascolti e riascolti senza soluzione di continuità. Vorrei scrivere, ma l'ispirazione non c'è. Spero non si sia offesa, sarebbe un peccato, oltre che una delusione; di un bellissimo complimento ed una critica tutta da analizzare bisognerebbe trarre conclusioni e motivazioni per scrivere (o per non farlo, chissà), e invece sono nel limbo. Come quelle parole "sulla punta della lingua". Ce l'ho qui nel cuore qualcosa da dire, ma evidentemente non ci sono ordini di parole di mia conoscenza che possano esprimere quello che ho dentro.
In fondo, non è né felicità né tristezza, serenità o ansia, gioia o delusione, malinconia o euforia. E' una sensazione. Vorrei scrivere ma non ho parole.
Una poesia muta non ha voce, non è scritta,
non accarezza le anime né irrita l'esigente lettore.
Passa da neurone a neurone e tiene alla finestra l'esser sensazione,
è propria di chi la pensa, è viva, limpida, intensa.
Non insegue le rime, non le bacia,
ha uno stile tutto suo, l'esser bianca come il foglio senza inchiostro,
non insegue premi né s'aspetta complimenti: è muta, e muta rimane.
Una poesia muta non esprime emozione, te la striscia addosso, la fa tua e solo tua,
o sua, o di chiunque non riesca a dormire, non riesca a smettere di pensare al nulla.
(vincenzo bua)
Il mio personale parere è che la poesia sia di tutti e di nessuno. Non esiste un padrone, non esiste un giudice. Quelli che si spacciano per tali una volta erano lettori, lo sono rimasti ma nel frattempo hanno scritto qualcosa che piaceva.
Ma ciò che piace è tale perché si scrive ciò che si sente, non per la forma con cui lo si scrive.
Scriverò finché avrò ispirazione, e leggerò volentieri me stesso.
Che a qualcuno piaccia non può che farmi piacere, per gli altri, beh,
"de gustibus non disputandum est" (rigorosamente a capo).
non chiudo gli occhi nonostante sia ciò che vorrei fare.
Sto ascoltando una canzone, una di quelle che in alcuni momenti hai in testa e nel cuore, e a costo di fartela venire a noia ascolti e riascolti senza soluzione di continuità. Vorrei scrivere, ma l'ispirazione non c'è. Spero non si sia offesa, sarebbe un peccato, oltre che una delusione; di un bellissimo complimento ed una critica tutta da analizzare bisognerebbe trarre conclusioni e motivazioni per scrivere (o per non farlo, chissà), e invece sono nel limbo. Come quelle parole "sulla punta della lingua". Ce l'ho qui nel cuore qualcosa da dire, ma evidentemente non ci sono ordini di parole di mia conoscenza che possano esprimere quello che ho dentro.
In fondo, non è né felicità né tristezza, serenità o ansia, gioia o delusione, malinconia o euforia. E' una sensazione. Vorrei scrivere ma non ho parole.
Una poesia muta non ha voce, non è scritta,
non accarezza le anime né irrita l'esigente lettore.
Passa da neurone a neurone e tiene alla finestra l'esser sensazione,
è propria di chi la pensa, è viva, limpida, intensa.
Non insegue le rime, non le bacia,
ha uno stile tutto suo, l'esser bianca come il foglio senza inchiostro,
non insegue premi né s'aspetta complimenti: è muta, e muta rimane.
Una poesia muta non esprime emozione, te la striscia addosso, la fa tua e solo tua,
o sua, o di chiunque non riesca a dormire, non riesca a smettere di pensare al nulla.
(vincenzo bua)
Il mio personale parere è che la poesia sia di tutti e di nessuno. Non esiste un padrone, non esiste un giudice. Quelli che si spacciano per tali una volta erano lettori, lo sono rimasti ma nel frattempo hanno scritto qualcosa che piaceva.
Ma ciò che piace è tale perché si scrive ciò che si sente, non per la forma con cui lo si scrive.
Scriverò finché avrò ispirazione, e leggerò volentieri me stesso.
Che a qualcuno piaccia non può che farmi piacere, per gli altri, beh,
"de gustibus non disputandum est" (rigorosamente a capo).
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