Anche Diritto d'Autore è andato.
Fatto.
Passato.
La giornata stress (e immagino che i 2-3 post precedenti abbiano reso abbastanza l'idea) è finalmente finita.
Adesso si dormirà. Domani la sveglia non esiste.
Ciò che voglio dire adesso, lo introduco con questa canzone
E seguirò inserendo due poesie. Una dell'eccellentissimo Petrarca, e l'altra, in un accostamento del tutto personal e assolutamente privo di qualsivoglia paragone, mia, dal mio libro "Storie d'un Folle Normale" pubblicato circa un anno fa per la casa editrice Albatros Il Filo.
Ciò che voglio dire è che bisogna sempre andare avanti.
A volte è difficile, a volte siamo tristi, o siamo così tesi, o impauriti, da perdere di vista le cose
per quelle che realmente sono.
Ci sembra quasi che cambino connotazione; diventino quasi tristi le cose che ci fanno sorridere, e i più sani pensieri diventino il pugnale più tristo, la lama più tagliente che possa ferirci, lacerarci, colpirci alle spalle, senza preavviso, e arrivare dritta al cuore, dove le ferite non sono così veloci a rimarginarsi.
Bisogna andare avanti.
Bisogna essere consapevoli che purtroppo, a volte, gli aspetti, la natura stessa della vita ci portano a momenti in cui anche le certezze vengono meno per via di un insieme di emozioni, forti o durature che siano, che ci distraggono.
Bisogna affrontarle.
Così come i problemi, così come gli ostacoli, vanno affrontati a viso aperto, vanno presi di petto e questa matassa da cui fili si spargono per ogni aspetto della vita che sembrava al suo posto e che invece si trova ad esser diventato un problema va sciolta con pazienza, con quel poco di lucidità e quella voglia d'amare, se stessi e (spero) gli altri che sono i fari in questi momenti in cui la luce sembra essere troppo fioca.
<<Ciao, me stesso, vorrei tu sapessi che per nessun motivo al mondo credo di non voler più bene a tizio; è fuori discussione l'amore che provo per caio; se quest'anno ho dato dodici esami e me ne mancano solo tre è fuori discussione la consapevolezza che sono in grado di arrivare alla fine.
Caro me stesso, mi dispiace dirti che io sono felice delle cose, che magari saranno anche poche, ma sono le cose che mi fanno stare bene, sono le cose con cui, pensando, mi addormento la notte nella serenità e nella voglia di abbracciare un nuovo giorno, e tutte le persone e le cose e gli attimi e le sensazioni e gli odori che mi fanno stare bene. Caro me stesso, sarebbe troppo semplice cedere proprio adesso che lo stress e l'ansia soffocano gli attimi e accorciano i respiri, ma i miei sentimenti sono ciò a cui più tengo; le mie lacrime l'altra metà dei respiri scambiati per tristezza.
Io non sono triste. Io sono vivo. E domani, tra qualche giorno, tra una settimana; tu te ne andrai e tutto riprenderà il suo corso, e tutto sarà ancora più felice, anche perché senza assenza di felicità, senza "tristezza" o malinconia, non avrebbe senso niente.
Io non lascio niente. Io non mollo.
Io amo, e continuerò a farlo, finché non avrò un vero motivo per cui dover cambiare idea.
Fottiti.>>
Buonanotte mondo.
Buonanotte amici miei.
Buonanotte a te, compagna di viaggio su questa nuvola che di bianco ha il candore, di grigio il realismo e di nero la fermezza nei confronti di ciò che affrontiamo.
"La vita fugge, et non s'arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;
e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi, sì che 'n veritate,
se non ch'ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser'fòra.
Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;
veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti."
(Francesco Petrarca)
Annego
Annego in un mondo non mio
due penne ed un libro e c'è anche un leggio
annego nell'ora del sonno mondiale
quando chi con piacere ama il suo sospirare
Annego leggendo di ciò che dirò
di ciò che odiando già poi scorderò
e allora annego e un sorriso
una luna stella che bello il mio viso
Annego e non muoio perché torno al mio mondo
aprendo le ali e in un sogno volando
mi assalgono gli occhi di qualcosa di incerto
della voglia di sorprese di restare sconvolto
Annego nel mare dove non c'è chi ha paura
dove c'è bisogno di abbattere mura
dove vivo ormai senza pianger la notte
perché tra me e me non ci sono più botte
Ho scoperto e riscopro ogni giorno la storia
delle favole e della vita per cui loro voglian che muoia
Annego e invisibili son le catene
eteree e stellari perché nessuno mi tiene
Non credo più a nulla se non alle mani
agli occhi, ai ricordi seppur molto, molto lontani
Abbracciami Aria soave e leggera
viviamo insieme, al dolce calar della sera
Anneghiamo nel puro della vera follia
dove si è pazzi ma invana è l'origine di ogni bugia.
(Vincenzo Bua - "Storie d'Un Folle Normale")
Fatto.
Passato.
La giornata stress (e immagino che i 2-3 post precedenti abbiano reso abbastanza l'idea) è finalmente finita.
Adesso si dormirà. Domani la sveglia non esiste.
Ciò che voglio dire adesso, lo introduco con questa canzone
E seguirò inserendo due poesie. Una dell'eccellentissimo Petrarca, e l'altra, in un accostamento del tutto personal e assolutamente privo di qualsivoglia paragone, mia, dal mio libro "Storie d'un Folle Normale" pubblicato circa un anno fa per la casa editrice Albatros Il Filo.
Ciò che voglio dire è che bisogna sempre andare avanti.
A volte è difficile, a volte siamo tristi, o siamo così tesi, o impauriti, da perdere di vista le cose
per quelle che realmente sono.
Ci sembra quasi che cambino connotazione; diventino quasi tristi le cose che ci fanno sorridere, e i più sani pensieri diventino il pugnale più tristo, la lama più tagliente che possa ferirci, lacerarci, colpirci alle spalle, senza preavviso, e arrivare dritta al cuore, dove le ferite non sono così veloci a rimarginarsi.
Bisogna andare avanti.
Bisogna essere consapevoli che purtroppo, a volte, gli aspetti, la natura stessa della vita ci portano a momenti in cui anche le certezze vengono meno per via di un insieme di emozioni, forti o durature che siano, che ci distraggono.
Bisogna affrontarle.
Così come i problemi, così come gli ostacoli, vanno affrontati a viso aperto, vanno presi di petto e questa matassa da cui fili si spargono per ogni aspetto della vita che sembrava al suo posto e che invece si trova ad esser diventato un problema va sciolta con pazienza, con quel poco di lucidità e quella voglia d'amare, se stessi e (spero) gli altri che sono i fari in questi momenti in cui la luce sembra essere troppo fioca.
<<Ciao, me stesso, vorrei tu sapessi che per nessun motivo al mondo credo di non voler più bene a tizio; è fuori discussione l'amore che provo per caio; se quest'anno ho dato dodici esami e me ne mancano solo tre è fuori discussione la consapevolezza che sono in grado di arrivare alla fine.
Caro me stesso, mi dispiace dirti che io sono felice delle cose, che magari saranno anche poche, ma sono le cose che mi fanno stare bene, sono le cose con cui, pensando, mi addormento la notte nella serenità e nella voglia di abbracciare un nuovo giorno, e tutte le persone e le cose e gli attimi e le sensazioni e gli odori che mi fanno stare bene. Caro me stesso, sarebbe troppo semplice cedere proprio adesso che lo stress e l'ansia soffocano gli attimi e accorciano i respiri, ma i miei sentimenti sono ciò a cui più tengo; le mie lacrime l'altra metà dei respiri scambiati per tristezza.
Io non sono triste. Io sono vivo. E domani, tra qualche giorno, tra una settimana; tu te ne andrai e tutto riprenderà il suo corso, e tutto sarà ancora più felice, anche perché senza assenza di felicità, senza "tristezza" o malinconia, non avrebbe senso niente.
Io non lascio niente. Io non mollo.
Io amo, e continuerò a farlo, finché non avrò un vero motivo per cui dover cambiare idea.
Fottiti.>>
Buonanotte mondo.
Buonanotte amici miei.
Buonanotte a te, compagna di viaggio su questa nuvola che di bianco ha il candore, di grigio il realismo e di nero la fermezza nei confronti di ciò che affrontiamo.
"La vita fugge, et non s'arresta una hora,
et la morte vien dietro a gran giornate,
et le cose presenti et le passate
mi dànno guerra, et le future anchora;
e 'l rimembrare et l'aspettar m'accora,
or quinci or quindi, sì che 'n veritate,
se non ch'ì ò di me stesso pietate,
ì sarei già di questi penser'fòra.
Tornami avanti, s'alcun dolce mai
ebbe 'l cor tristo; et poi da l'altra parte
veggio al mio navigar turbati i vènti;
veggio fortuna in porto, et stanco omai
il mio nocchier, et rotte arbore et sarte,
e i lumi bei che mirar soglio, spenti."
(Francesco Petrarca)
Annego
Annego in un mondo non mio
due penne ed un libro e c'è anche un leggio
annego nell'ora del sonno mondiale
quando chi con piacere ama il suo sospirare
Annego leggendo di ciò che dirò
di ciò che odiando già poi scorderò
e allora annego e un sorriso
una luna stella che bello il mio viso
Annego e non muoio perché torno al mio mondo
aprendo le ali e in un sogno volando
mi assalgono gli occhi di qualcosa di incerto
della voglia di sorprese di restare sconvolto
Annego nel mare dove non c'è chi ha paura
dove c'è bisogno di abbattere mura
dove vivo ormai senza pianger la notte
perché tra me e me non ci sono più botte
Ho scoperto e riscopro ogni giorno la storia
delle favole e della vita per cui loro voglian che muoia
Annego e invisibili son le catene
eteree e stellari perché nessuno mi tiene
Non credo più a nulla se non alle mani
agli occhi, ai ricordi seppur molto, molto lontani
Abbracciami Aria soave e leggera
viviamo insieme, al dolce calar della sera
Anneghiamo nel puro della vera follia
dove si è pazzi ma invana è l'origine di ogni bugia.
(Vincenzo Bua - "Storie d'Un Folle Normale")
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