"Alba" del 6 Aprile 2011.
Ad una settimana dalla settimana forse, spero, più importante dell'anno, sono qui a combattere con l'ansia.
L'ansia di non arrivare, di non farcela.
Lo so, l'ansia è un sentimento, un'emozione, un qualcosa che, comunque, nella maggior parte dei casi è pur sempre passeggera.
Ciò che mi rende amareggiato, e mi spaventa, è tutto il resto.
Come una la risonanza di una cassa armonica, come un amplificatore; anche una stronzata, un pensiero nato male, fine a se stesso, "volatile", diventa una paranoia, un castello in aria che se, fortunatamente, non conoscessi troppo bene, farebbe di tutte le cose buone e meravigliose che intorno tabula rasa.
E' un difetto. E lottarci è uno spreco di energie che in momenti, appunto, come questo, non posso e non voglio sprecare in cose che non sono queste ultimi ostacoli all'obiettivo prefissato.
Sono stanco di stare indietro, sono stanco di dare delle spiegazioni, sono stanco di dover pensare che ogni giorno in più è un giorno che in fondo sto perdendo due volte. Una per quello che ho già perso, uno per quello che ho bisogno di recuperare.
Sono stanco di sentirmi rodere dentro per quello che voglio e poi perdermi a cercare di re-indirizzare i pensieri.
Correre ogni giorno.
Correre appresso ad un treno da cui mi son spinto giù.
Correrci dietro mangiando la terra sotto ai piedi.
Correre, mentre tutto il resto, su quel treno, va avanti; vive.
Correre e non avere il tempo di pensare a ciò che sarà dopo, perché il dopo scappa, e io devo correre a testa bassa, lo devo raggiungere, lo devo riprendere.
E l'ansia è l'affanno.
L'ansia è il sudore.
L'ansia è umidità che fa in modo che la polvere e le schifezze che normalmente eviterei o a cui non farei caso mi si appiccichino addosso; io non ho tempo di fermarmi a levarmele.
Io devo correre.
Ad una settimana dalla settimana forse, spero, più importante dell'anno, sono qui a combattere con l'ansia.
L'ansia di non arrivare, di non farcela.
Lo so, l'ansia è un sentimento, un'emozione, un qualcosa che, comunque, nella maggior parte dei casi è pur sempre passeggera.
Ciò che mi rende amareggiato, e mi spaventa, è tutto il resto.
Come una la risonanza di una cassa armonica, come un amplificatore; anche una stronzata, un pensiero nato male, fine a se stesso, "volatile", diventa una paranoia, un castello in aria che se, fortunatamente, non conoscessi troppo bene, farebbe di tutte le cose buone e meravigliose che intorno tabula rasa.
E' un difetto. E lottarci è uno spreco di energie che in momenti, appunto, come questo, non posso e non voglio sprecare in cose che non sono queste ultimi ostacoli all'obiettivo prefissato.
Sono stanco di stare indietro, sono stanco di dare delle spiegazioni, sono stanco di dover pensare che ogni giorno in più è un giorno che in fondo sto perdendo due volte. Una per quello che ho già perso, uno per quello che ho bisogno di recuperare.
Sono stanco di sentirmi rodere dentro per quello che voglio e poi perdermi a cercare di re-indirizzare i pensieri.
Correre ogni giorno.
Correre appresso ad un treno da cui mi son spinto giù.
Correrci dietro mangiando la terra sotto ai piedi.
Correre, mentre tutto il resto, su quel treno, va avanti; vive.
Correre e non avere il tempo di pensare a ciò che sarà dopo, perché il dopo scappa, e io devo correre a testa bassa, lo devo raggiungere, lo devo riprendere.
E l'ansia è l'affanno.
L'ansia è il sudore.
L'ansia è umidità che fa in modo che la polvere e le schifezze che normalmente eviterei o a cui non farei caso mi si appiccichino addosso; io non ho tempo di fermarmi a levarmele.
Io devo correre.
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