mercoledì 4 luglio 2012

Affacciato alla finestra

Non piove, almeno fuori.
Non si sentono foglie piangere
né bici spartire pozzanghere.
Perfino gli ombrelli sembrano spariti.

Il sole riscalda un po' il tutto.
Lenzuola umide, bottiglie che lasciano il segno,
ma nonostante tutto c'è anche gente che s'ostina,
rincorre una palla, rincorre se stessa,
o magari rincorre, percorre, una strada che non è la sua.

Della neve neanche se ne parla.
Della nebbia neppure.

Della grandine hanno tutti un po' paura.
Affascina alla vista ma i suoi rischi rasentano il dannoso.

Ed io?
Io sono un po' come pioggia,
non sento più, o forse non capisco,
il rumore che dentro mi accarezza.
Un po' sole, quando,
un sorriso dopo un altro,
stringo a me sorrisi che credo sinceri.
Della neve non ne parlo, ma ci penso.
Della nebbia pure.

Ma è come grandine che mi faccio paura da solo,
affascinato da ciò che non riesco a distinguere,
mentre ho distrutto e continuo a distruggere,
tutto ciò che rendeva la mia una vita felice.

Affascinato e felice delle mie stesse sciocchezze.

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