mercoledì 11 luglio 2012

Emiliano #5

Passano le ore,
ultimamente anche in maniera lenta.
Passano i giorni, e sono passati mesi,
e sebbene a volte sembra non ci sia stato,
o non ci sia, tempo per fermarsi a pensare,
in verità ogni secondo contiene piccole parti di un'idea.

Quale sia questa idea, questo pensiero,
non sempre è dato saperlo.
Forse la causa è il suo essere suscettibile,
o forse è semplicemente un concetto che annega,
immerso tra dubbi e perplessità.

Crediamo di sapere,
concordi con noi stessi su ciò che chiamiamo ricordi,
consapevoli di aver scritto, di aver fatto, di aver preso strade
per determinati motivi, a causa di particolari situazioni,
perché in quel momento forse era giusto così,
perché ce lo sentivamo.

In verità non sappiamo niente.
Non sappiamo e non sapremo se non tardi,
quando l'appiglio sarà una frase fatta,
"meglio tardi che mai",
perché ciò che sentiamo di fare non è sempre ciò che dovrebbe essere fatto.
Ma se nutriamo dubbi su ciò che stiamo facendo,
figuriamoci sapere se la cosa corretta sia stata fatta in principio o soltanto dopo.

Restano quindi i dubbi,
e non sono mai soli,
sempre accompagnati da altri dubbi di, ironicamente, indubbia natura.
E' giusto, è sbagliato, e quindi?

Quindi si volta pagina,
cercando di capire quali parole,
quali suoni, quali ricordi usare per scriverne un'altra,
e poi un'altra ancora.
Un continuo scrivere lanciando l'occhio dietro,
in mezzo a gente che crede che non si debba mai guardare indietro.

Io, forse, non guardo più avanti.

Quando pensi che quella pagina sia la migliore,
non vorresti più scrivere,
sebbene anche il vento, a volte, provi a portartela via.

Che mente contorta, quella umana,
capire, o pensare di capire quanto si tenga a qualcosa,
solo e soltanto quando la si è perduta.

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